Blog

psicoterapia della gestalt

Indirizzo Scientifico della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia

Indirizzo Scientifico
dell’Istituto Gestalt Romagna,
Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt
ad indirizzo Fenomenologico Esistenziale.


Aut. Dott.Efisio Temporin Direttore Scientifico “IGRO”.


Nel 1962, in America, ad opera di Abraham Maslow e di altri suoi colleghi, nacque una
associazione denominata “ Associazione di Psicologia Umanistica” con l’intento di accogliere al
suo interno quei professionisti che, dal loro lavoro quotidiano con i pazienti e dalle loro ricerche
svolte, avevano derivato che i modelli psicologici imperanti fino a quel momento, psicoanalisi da
una parte e comportamentismo dall’altra, erano risultati insufficienti nell’aiutare i pazienti a
“guarire”.
A questa Associazione aderirono molti Psicoterapeuti che, negli anni precedenti, avevano dato vita
ad un loro modello di intervento psicoterapeutico. Tra questi vi era Fritz Perls, che diventerà uno
dei capi carismatici del movimento della Psicologia Umanistica, anche detta Terza Forza.
La Psicoterapia della Gestalt nascerà in seguito ad una successione di scelte e di scoperte operate
dal suo fondatore: Fritz Perls.
Fritz Perls prima medico ed in seguito psicoanalista, eserciterà per molti anni la pratica
psicoanalitica grazie alla quale si renderà conto della necessità di mettere a punto un nuovo modello
di intervento terapeutico in grado di aiutare i suoi pazienti.
Questa necessità di cambiamento, verso la creazione di un nuovo e più efficace modello di
intervento terapeutico, lo porterà a presentare le sue tesi al Congresso Internazionale di Psicoanalisi
del 1936, ricevendone una fredda accoglienza sia da parte di Freud che dai suoi colleghi, troppo
dipendenti dal loro “padre teorico”.
Questa chiusura nei suoi confronti, lo convinse che doveva dare corpo a quelle sue idee senza
aspettarsi alcun tipo di aiuto da parte dei suoi colleghi.
Cominciò, così, a creare un modo di lavorare terapeutico che tenesse conto della realtà dell’essere
umano nel suo insieme e del suo essere nel mondo, iniziando con il prendere le distanze, prima di
tutto, dalla metapsicologia freudiana, sostituendo ad essa gli studi della Psicologia della Gestalt,
fondati sulle evidenze scientifiche di come l’essere umano percepisce il mondo intorno a sé e di
come ne estrapola le informazioni, trattenendone alcune e lasciandone decadere altre.
L’implicazione immediatamente seguente all’introduzione dei postulati della psicologia della
Gestalt, in ambito psicoterapeutico, consistettero nel mettere in rilievo il ruolo dell’Io intento a
soddisfare i propri bisogni e a mantenerli vivi dentro di sè. Si aprì la strada verso la realizzazione di
una “psicoterapia dell’io” in cui ciò che è maggiormente importante per il terapeuta è il modo in cui
l’essere umano si rapporta al mondo, un mondo assolutamente personale e dipendente dalla visione
della realtà che il cliente si è costruito e da cui dipende l’organizzazione delle modalità di
soddisfare i suoi bisogni.
L’idea arbitraria di inconscio fu sostituita con il concetto fisiologicamente fondato (fisiologia della
percezione), derivato dalla Psicologia della Gestalt, e denominato “figura-sfondo”.
Sarà la spinta bio-psicologica alla soddisfazione dei bisogni, che farà emergere in figura
determinate gestalt “aperte”(unfinished business), mentre altre continueranno a risiedere nello
sfondo.
Non si parlerà più di leggi inconscie che trattano il materiale rimosso, ma l’accento verrà messo
sulla dinamica “fisiologica”, intesa nel senso etimologico dell’espressione : Physiologia, dal greco
fìsis, NATURA e lògos, DISCORSO. Ovvero, come funziona la mente umana nell’organizzare
dentro di sé l’esperienza del mondo relazionale.
Se la psicologia della Gestalt, grazie agli studi di Wertheimer, si arrichì di una serie di evidenze
scientifiche riguardanti la percezione visiva, (vicinanza, somiglianza, chiusura, continuità, buona
forma e pregnanza), la psicoterapia della Gestalt prese sempre più corpo grazie all’operazione
effettuata da F. Perls, che partì probabilmente dal chiedersi come mai due persone, immerse nel medesimo spazio relazionale e rispondenti alle medesime leggi della percezione visiva, ne derivino
una visione soggettiva.
La risposta che si diede mise in evidenza come la visione soggettiva sia strettamente dipendente
dalla struttura dell’Io di ciascuna persona, ovvero da quello che viene chiamato il carattere della
persona.
In questo modo l’incontro tra la psicologia della Gestalt e ciò che diverrà la psicoterapia della
Gestalt permise di mettere in evidenza come il carattere dell’essere umano entri in gioco nella
percezione ed organizzazione dell’esperienza relazionale.
Se consideriamo per un attimo il principio di pregnanza, secondo il quale ciò che percepiamo è una
forma organizzata al meglio per noi, su di un piano prettamente percettivo, questo vorrebbe dire che
non siamo in grado di tollerare la percezione di forme che in qualche modo non ci risultano
percettivamente semplici ed esaustive. Passando ad un piano psicoterapeutico, potremmo dire che
l’Io organizza l’esperienza secondo il principio di “pregnanza” dal momento in cui attua una
selezione attiva di ciò che percepisce (attraverso i 5 sensi), al fine di avvalorare la sua particolare
visione del mondo relazionale. Questo meccanismo ci spiega come mai due amici possono pensarla
diversamente in merito ad un amico in comune o come mai i membri di una famiglia, se gli viene
chiesto di descriverla, ne derivano delle descrizioni, talvolta, molto distanti tra di loro.
F. Perls, passando dalla Psicologia della Gestalt alla creazione della Psicoterapia della Gestalt, pose
l’accento sul passaggio dalla percezione della realtà alla visione della realtà, dove l’Io non può
trascendere le leggi della psicologia della Gestalt nell’organizzare l’informazione, ma il modo in cui
vi selezionerà gli stimoli dipenderà dalla sua struttura più intima, il carattere.
L’accento posto sulla visione soggettiva del cliente, sulla necessità di riconoscere le emozioni come
fondamento dell’attività psichica e sulle implicazioni della Psicologia della Gestalt, presero corpo
nel primo libro, “ l’Io la fame e l’aggresività”, in cui l’autore sottolineò il modo in cui l’essere
umano, relazionandosi con l’ambiente, ne derivi una visione soggettiva dello stesso e di come il suo
relazionarsi vada sempre nella direzione di giustificare la presenza di tali bisogni. Da questa visione
dell’essere umano, ne deriverà conseguenzialmente il concetto di responsabilità che l’individuo si
deve assumere nei confronti della propria esistenza.
Essere responsabili vuol dire, da punto di vista della Psicoterapia della Gestalt, passare dall’agire
nel mondo sostenendosi agli altri all’auto sostegno.
Nello spazio psicoterapeutico, il cliente (individuo, coppia, famiglia o gruppo), si appoggia
inizialmente al terapeuta, dal momento che entra in terapia e comincia a mettere in atto quei
comportamenti e quei modi di pensare che hanno contribuito a determinare l’insorgere della sua
sofferenza, senza minimamente considerare che ciò dipende dalle spinte egoiche che ha messo in
essere.
Per far sì che il cliente si riappropri di sè stesso, ovvero interiorizzi il conflitto, Fritz Perls eliminò
totalmente la procedura interpretativa di quanto il cliente sogna o và dicendo, in quanto ciò non
avrebbe fatto altro che allontanarlo dal prendersi la responsabilità di ciò che gli stà capitando nel
proprio mondo interno e di conseguenza nel mondo esterno.
L’interpretazione viene totalmente eliminata ed introdotto il concetto del qui ed ora, come spazio in
cui prende forma la relazione tra terapeuta e cliente in cui ciò che il cliente dice e fa, dipende da ciò
che stà pensando e provando emotivamente in quello stesso istante. Non ha nessuna importanza, ai
fini terapeutici, che il cliente capisca perché si è comportato in quel determinato modo ma come
mai ha messo in atto quei determinati comportamenti (ricordiamo che il comportamento verbale è
il più evoluto) e non altri, come mai stà provando quelle emozioni e non altre. Rintracciare il “come
mai” significa incontrare la risposta attraverso la conoscenza e il contatto dialogico con le diverse
parti di sè stesso.
Decade così il modello fiscalista ottocentesco su cui si basava la psicoanalisi e su cui tendono a
basarsi altri modelli terapeutici più attuali. Potremmo dire che ad un effetto non corrisponde unacausa, ma una visione soggettiva del mondo. L’interpretazione dei sogni, venne sostituita da Perls,
con un metodo di lavoro esperienziale tale da permettere al cliente di integrare le parti di sé che
“vivevano” relegate nello sfondo della coscienza. Il concetto psicoanalitico di “fissazione” venne
soppiantato da una visione più articolata che andrà sotto il nome di “Gestalt aperta”, per indicare un
evento che si presenta ripetutamente alla coscienza del cliente con l’obietivo di trovare una chiusura
(soddisfazione di un suo bisogno). Per “Gestalt Aperta” potremmo intendere, con termini a noi più
familiari, un “frame dell’esistenza” in cui l’essere umano, non ha provato quella integrazione
emotiva nel rispondere alle circostanza ambientali.
Secondo Kurt Lewin l’accadimento psicologico dell’essere umano può essere compreso solo in
relazione all’ambiente in cui si è verificato. Ambiente che, per la psicoterapia della Gestalt,
rappresenta quella variabile da cui non si può prescindere, in quanto è in risposta al come
determinate circostanze esterne risuonano internamente all’anima e portano l’Io ad elaborare
determinati modi di comportarsi.
La percezione dell’ambiente e dei fenomeni fisici ambientali venne descritta ammirevolmente da
Franz Brentano, le cui ricerche non passarono inosservate a Fritz Perls che andava cercando di
fondare sempre di più la psicoterapia della Gestalt su delle evidenze “biologiche”, intese nel senso
del funzionamento dell’essere umano.
F. Perls mutuò da F. Brentano i concetti di “fenomeno fisico” e “fenomeno psichico, per indicare
come la mente si relaziona al mondo, ovvero in un primo momento la mente ha una percezione
fisica del mondo ma poi a questa si sostituisce immediatamente una visione psicologica della stessa.
Ed è quest’ultima che acquisisce rilevanza per l’essere umano. La visione primaria, cioè la visione
oggettiva della realtà, regge se l’uomo deve poter prendere delle misure di un abito, ma se deve
decidere come realizzare tale abito, immediatamente decade, in quanto la scelta richiama
immediatamente l’attenzione dell’Io verso il fenomeno psichico che determina ciò che, in questo
caso, gli potrebbe piacere di più.
Diviene evidente che l’essere umano vive in un ambiente di cui ha una visione primaria, per così
dire immediata, ed una secondaria, mediata dai suoi bisogni. Ed è a questa visione secondaria che
l’essere umano fa costantemente riferimento quando riferisce della sua esistenza o quando re-agisce
nell’immediato (mediato dalla sua visone del mondo).
Il concetto di Campo apre lo sguardo dello Psicoterapeuta all’ambiente sociale in cui il cliente vive
o ha vissuto e a cui riferisce durante il processo psicoterapeutico. Prendendo in considerazione
l’ambiente e le circostanze ambientali, Perls sottolinea l’importanza dell’interazione
organismo/ambiente. Ed è proprio in questo spazio interazionale che Perls, Googdman ed Hefferlin
collocheranno la loro Teoria del sé.
Sempre di più Fritz Perls si distanzia dalla psicoanalisi e dal comportamentismo, per dare corpo ad
un metodo psicoterapeutico in cui l’essere umano sarebbe stato “visto” come tale, nel rispetto del
suo reale modo di essere al mondo e non come un qualcosa di approssimativo ad esso.
Nel 1951, ad opera di Perls, Hefferlin e Goodman, viene pubblicato il libro dal titolo “Teoria e
pratica della terapia della Gestalt”.
In questo libro trovano ospitalità le più innovative teorie in ambito psicoterapeutico del XX e XXI
secolo.
La psicoterapia della Gestalt va così gradualmente prendendo corpo facendo proprie le diverse
teorie in grado di supportare quanto accade nell’universo umano (psichico sarebbe riduttivo), al fine
di comprendere e mettere a punto un “agire” psicoterapeutico in grado di aiutare il cliente a
“guarire” dalla “sua forma” psicopatologica.
Se da una parte la psicoterapia della Gestalt poggia sulle evidenze scientifiche della psicologia della
Gestalt, dall’altra integra nel proprio modello le correnti filosofiche dell’esistenzialismo e della
fenomenologia.
Per Perls l’esistenzialismo rappresentò, molto probabilmente, il faro acceso nella notte buia delle
scienze psicologiche. Prendendo in considerazione il pensiero di Kierkegaard, ritenuto da moltipadre dell’Esistenzialismo, che sostenne, o meglio ricordò ai suoi predecessori e contemporanei,
che l’essere umano è un essere singolo che crea il suo universo e le sue regole e mise l’accento
sempre di più sulla singolarità dell’esistenza umana. Questo, tradotto in linguaggio
Psicoterapeutico, vorrebbe dire che il cliente ha una sua esistenza e un suo punto di vista soggettivo
su sè stesso e sul mondo, che non sono indagabili scientificamente e con il quale lo psicoterapeuta
dovrà entrare in relazione, così come intendeva L. Binswanger.
Perls si rifarà ad un altro grande fiolosofo esistenzialista, Martin Heidegger, il cui pensiero lo
guiderà sempre di più verso il mettere in rilievo l’assoluta arbitrarietà dell’essere nel mondo da
parte del cliente e di come questa arbitrarietà rappresenti l’amalgama informe dalla cui l’opera
creativa porta l’essere umano ad esprimersi nel mondo.
Di fronte al naufragio dell’oggettività al terapeuta rimane il rispetto per la soggettività
dell’esistenza, che può essere colta unicamente nelle sue manifestazioni. Perls, chiamando in causa
l’espressione dell’essere umano, esegue un’operazione di ribaltamento e di allontanamento dalla
logica interpretativa. Diviene fondamentale, per lo psicoterapeuta, avere a che fare con “Il
Fenomeno” di memoria Husserliana, ma più precisamente con il fenomeno inteso nei termini
Heideggeriani, ossia con un fenomeno il cui manifestarsi non deve essere sottoposto ad un’opera di
riduzionismo scientifico con il fine di andare alla scoperta dell’essenza del fenomeno, ma come
espressione del manifestarsi di quell’essere nel mondo, qui ed ora con noi.
Nel contesto terapeutico, per Perls, divenne necessario recuperare il contatto con l’altro. Un
contatto che si realizza attraverso una conoscenza corporea, intesa nei termini di Merleau-Ponty,
secondo il quale“…lo spazio intorno a noi esiste attraverso il corpo. Il mondo naturale si dà come
esistente al di là dell’esistenza dell’essere umano. E proprio partendo da queste premesse, che il
sentire emotivo rappresenta il mezzo attraverso il quale il corpo entra in relazione con il mondo
circostante, ponendo le base alla…genesi dell’essere per me”. Ovvero, l’essere umano si costruisce
l’idea del suo mondo attraverso l’esperienza del suo “ ambiente affettivo”.
In questo senso l’essere umano, in costante interazione con il mondo, costruisce la sua esistenza
basandosi su ciò che acquisisce senso nella sua esistenza dal momento in cui sperimenta amore,
odio, rancore, paura, rabbia, invidia e le diverse sfumature del sentimento.
Conoscere attraverso il corpo, diviene sinonimo di conoscenza attraverso le emozioni. Un tipo di
conoscenza che seguendo vie analogiche e intuitive, aiuta l’essere umano a costruirsi una visione
del mondo, soprattutto quello relazionale.
Quindi possiamo parlare di corpo mediatore tra mondo esterno e mondo interno, ma anche di corpo
come attore principale quando di-svela all’Io i ricordi più nascosti, mediante l’impiego di tecniche
che contemplano il respiro. Per la Psicoterapia della Gestalt, anche il corpo è un tutt’uno con la
mente nel concorrere alla costituzione dell’essere umano.
Un corpo che dialoga con la mente la quale, come dice Bertrand Russel, acquisisce una certa
autonomia dal cervello, per dare luogo ad un mondo psichico indipendente dal corpo ma con il
quale poter dialogare.
E questo dialogo sembra che avvenga dentro di noi, in uno spazio infinito di cui la mente è al tempo
stesso creatrice e abitatrice. Uno spazio in cui prendono vita miti familiari, personali e sociali. Uno
spazio in cui i pensieri, come pianeti, seguono le orbite dei propri bisogni e dei loro modi di
soddisfarli.
La Psicoterapia della Gestalt si basa anche su modelli teorici mutuati da altre discipline, in quanto
l’attenzione principale è l’essere umano e il suo mondo.
Il concetto di autopoiesi, coniato da Huberto Maturana per indicare in biologia un sistema che si
auto definisce continuamente, cioè che si sostiene e si riproduce dal suo interno, è stato accolto
dalla Psicoterapia della Gestalt per la sua implicazione psicologica nel definire un sistema psichico
che si auto definisce attraverso la continua ricerca di soddisfare quei suoi stessi bisogni, al fine di
continuare ad auto definirsi come tale. Se una persona non avesse quei suoi peculiari bisogni e non
mettesse in atto quei suoi peculiari comportamenti per soddisfarli, sarebbe un’altra persona.Su di un piano psicopatologico si direbbe che l’Io, per giustificare la sua visione del mondo, e
quindi i suoi bisogni, deve rintracciare nel mondo alcune informazioni necessarie alla sua stessa
esistenza, così come, per esempio, nel caso del pensiero paranoico, l’Io andrà in cerca di pericoli di
ogni genere che giustificano il suo essere paranoico. L’Io si auto definisce continuamente in
risposta al mondo circostante.
Oltre alla biologia, la psicoterapia della Gestalt porta la sua attenzione anche ai miti, in quanto parti
portanti della struttura psichica, così come ci ha mostrato l’opera di J. Campbell. La psicoterapia è
anche un incontro con la mitologia personale del cliente che, da un livello intrapsichico, viene trasportata
nello spazio tridimensionale della rappresentazione teatrale, o dello spazio immaginativo,
dove mito e il suo custode si incontrano all’interno di un dialogo che dischiuderà alla
consapevolezza.
Per concludere, ricordiamo che, l’impianto teorico della psicoterapia della Gestalt non è
autoreferenziale al suo creatore, ma è un sistema teorico aperto in grado di accogliere al suo interno
quelle teorie in grado di supportare l’agire terapeutico. In questo senso, la psicoterapia della Gestalt
rappresenta, nel suo insieme, un modello articolato in cui gli aspetti biologici, psicologici e sociali,
trovano spazio nell’indicare la direzione migliore all’azione terapeutica stessa. Per questa sua
profondità e ampliamento di vedute, teoriche ed esperienziali, la psicoterapia della Gestalt trova il
suo ambito di applicazione in tutte quelle situazioni in cui si presenti un conflitto, sia esso a livello
intrapsichico che a livello relazionale: coppia, famiglia e gruppo (di lavoro, scolastico ecc.).
La psicoterapia della Gestalt è sempre all’avanguardia nel recepire i cambiamenti che avvengono
nella società e come questi contribuiscono a determinare certi cambiamenti a livello di espressione psicopatologica.

Bibliografia:
Bertalanaffy L.von, Teoria generale dei sistemi, ed. Mondadori, Milano, 1983.
Biswanger L., Per un ‘antropologia fenomenologica, ed. Feltrinelli, Milano, 1980.
Brentano F., Dalla psicologia dal punto di vista empirico, Laterza, Bari, 1987.
Campbell J., Il potere del mito, ed. Neri Pozza, Vicenza, 2012.
Husserl E., Filosofia prima. Teoria della riduzione fenomenologia. Parte seconda, ed. ETS, Pisa,
2009.
Kant E., Critica della ragion pura, ed. Adelphi, Torino, 1976.
Lewin K., Principi di psicologia topologica, ed. OS., Firenze, 1961.
M.Heiddeger., Essere e Tempo, ed. Utet, Torino ,2013.
Maturana e Varela., L’albero della conoscenza, ed. Garzanti, Milano, 1992.
Merleau Ponty M., Il vissuto del corpo, ed. Il sagiatore, Milano, 1979.
Merleau Ponty M., Fenomenologia della percezione, ed. Eur, Roma, 1985.
Merleau Ponty M., Fenomenologia della percezione, ed. Eur, Roma, 1985.
Naranjo C., Atteggiamento e prassi nella terapia della Gestalt, ed. Melusina, Roma, 1991.
Perls F., Ego, Hunger, Aggression: a revision of Feud’s theory and method, ed. Vintage Books,
New York, NY, 1947.
Perls F., L’approccio della Gestalt. Testimone oculare della terapia, ed. Astrolabio, Roma, 1973.
Perls F., Hefferline R.F., Goodman P., La terapia della Gestalt: eccitamento ed accrescimento
nella personalità umana, ed. Astrolabio, Roma 1991.
E.Ramsden., theory of knowledge, ed. Longanesi, Milano 1971.